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CRISI DEL BERLUSCONISMO E NUOVI SCENARI

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Non so se la rottura di Fini e il suo ritorno a un gruppo politico autonomo abbia sancito la fine del centrodestra italiano.  

Sicuramente ha avuto però il merito di mettere in discussione l’idea berlusconiana di politica e di società. Quella cioè di una società fortemente secolarizzata, priva di un’idea di Bene Comune, in quanto al bene di ciascuno di noi – inteso come soddisfacimento del desiderio individuale “ghe pensa lù!”.

Insomma per la seconda volta (la prima volta spettò all’UDC) entra in crisi il modello padronale della politica e delle istituzioni incarnato dal Premier, nonché il suo modello populista e illiberale di governo del Paese, poco propenso al rispetto della democrazia, delle istituzioni costituzionali, della legalità intesa come forte legame sociale e garante della coesione di una comunità civile qualsiasi.

Non è invece detto che questa crisi si trasformi subito in voto anticipato. Può anche darsi che Fini, ritrovata la sua leadership politica, ricerchi una modalità di dialogo con Berlusconi. Il quale, invece, andrebbe a votare subito, forte anche dell'appoggio della Lega Nord.

Inoltre il governo “tecnico” vagheggiato dal PD, da Casini e, in caso di rottura definitiva col centrodestra, anche dallo stesso Fini, appare di difficilissima realizzazione con Berlusconi contrario. Ed è chiaro che lui non sarà mai favorevole a un qualsiasi Governo che preveda, come esito, la sua uscita di scena. Fra l'altro sarebbe comunque impensabile senza l’appoggio della Lega, cosa, ad oggi, da escludere. E poi un Governo tecnico solo per fare la legge elettorale (quale tra l’altro?) ha una debole motivazione. Anche fra gli attori del futuribile Governo di transizione gli interessi paiono confliggenti.

Bisogna oltretutto capire a quale progetto politico vero corrisponda lo stacco di Fini in parlamento. Perché se il progetto non fosse solo quello di riacquisire un ruolo di leadership nel centro-destra per contenderla nel tempo a Berlusconi, ma, invece, prevedesse una lotta immediata al Premier e quindi le elezioni, è difficile che Fini si possa ripresentare con il centrodestra. 

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Aggiungo che mi pare altrettanto complicato che si presenti con il centrosinistra!!! (anche se qualcuno sta lavorando all'ipotesi…). Da qui si spiega l’apertura del secondo “forno” con Casini per la creazione di un eventuale “approdo” politico costituito dal “Terzo Polo”.

Ma è possibile immaginare un terzo Polo con Fini, Casini e Rutelli? L’unica cosa che hanno in comune è una generica avversione al federalismo fiscale e una certa inclinazione per la questione sociale. Per il resto hanno pensieri diversissimi in tema di laicità, modello di governo del Paese, legge elettorale, e via enumerando. E poi le storie politiche personali... non siamo mica ombre che camminano! Altro che progetto omogeneo. Non sarebbe nulla di nuovo se non l’ennesima operazione di “alchimia politica” tutta verticistica. A meno che non si “resetti” tutto e si ricominci con un progetto culturale e leadership completamente nuove. Ma non mi pare ve ne sia né il tempo né l’intenzione.

E il PD? Auspica, giustamente, che non si vada a elezioni e chiede un Governo di transizione con chi ci sta. Mi auguro che lo si chieda più per governare responsabilmente la crisi economica e del lavoro e non solo per fare una legge elettorale che è argomento forte nei circoli del partito, ma assolutamente non determinante per la maggior parte dei cittadini.

Credo che occorra essere pronti, facendo crescere velocemente un progetto politico che viri in tempi rapidi a intercettare i problemi della classe media e popolare italiana, quella cioè che ha riempito di voti il centrodestra. Insomma, bisogna che il PD faccia un bell’innesto di “Popolarismo” sulle sue radici liberali e socialiste, corra a coprire il centro dello schieramento politico senza pensare che per noi il mestiere lo faccia il fantomatico terzo polo che, se ci sarà, sarà nostro concorrente e non alleato. E poi si chiuda un'alleanza con Vendola a sinistra, che speriamo possa riaggregare attorno alla sua bella e carismatica leadership un nuovo popolo di sinistra, moderno e di governo. 

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È un’ipotesi. Ma perdurare in una sorta di immobilità e stare chiusi come ora fra la sinistra radical-vendoliana e il centro che si va delineando intorno a Casini, non mi pare possa essere foriero di grandi imprese elettorali.

 
turn over dei medici, quante bugie

21 luglio 2010 COMUNICATO

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Il sen. Daniele Bosone, medico e vicepresidente della Commissione Igiene e Sanità, interviene nuovamente in merito al vivace dibattito che si sta svolgendo in ambito sanitario e che ha portato lunedì scorso allo sciopero dei sindacati medici e della dirigenza del servizio sanitario nazionale.

«Ancora oggi» - afferma Bosone - «i Ministri Fazio e Tremonti ci hanno invitato a leggere con attenzione il testo della manovra, al fine di scorgervi l'esclusione dei medici dal blocco del turn over. Tuttavia, pur ad una attenta lettura, tale esclusione sfugge.
Rovescerei dunque l'onere della prova: i Ministri» - conclude Bosone - «ci indichino con chiarezza l'articolo e il comma del provvedimento da cui si evince che il servizio sanitario nazionale ne è escluso. In caso contrario, è evidente che la norma necessita di una immediata correzione. Per far funzionare i servizi sanitari occorrono fatti e non parole.»
 
Manovra - il mio intervento in aula

lens.jpgSignora Presidente, vorrei dire al senatore Costa che la qualità alberghiera dei nostri ospedali è ancora ben lungi dall'essere ottimale in tante Regioni italiane; peraltro, in questa manovra non se ne fa menzione. In realtà, si menziona solo il depauperamento del personale sanitario, per cui temiamo che dopo questa manovra la qualità non solo alberghiera ma anche sanitaria, invece di migliorare, peggiorerà ulteriormente in termini di liste d'attesa e di qualità delle prestazioni assistenziali.

Vorrei ora fare una notazione politica. Se fossimo in un momento di ordinarietà della situazione economica internazionale, con un'Europa forte e il nostro Paese in forte crescita potrei dire che questa manovra, rientrando in una logica di contenimento dei costi e di razionalizzazione della pubblica amministrazione, potrebbe persino essere comprensibile. Tuttavia, in una fase di profonda crisi e recessione del sistema economico e finanziario internazionale, in un quadro europeo debole e di instabilità complessiva, accompagnare questa situazione semplicemente con tagli di costi della spesa pubblica mi sembra veramente una scelta miope.

Caro collega Costa, se in fondo al tunnel non si vede la luce è perché voi non volete accenderla, e non lo avete fatto minimamente con questa manovra, da cui non emerge proprio alcun barlume di speranza. Si tratta infatti di una manovra depressiva, che fa i conti solo con il Ragioniere dello Stato, ma tiene assolutamente fuori la società con i suoi problemi, le sue ansie e le sue paure.

Vedo che i colleghi leghisti hanno abbandonato la frontiera del separatismo padano e probabilmente si sono accomodati al più confortevole ristorante del Senato, ma vorrei dir loro che agitando la bandiera del federalismo e della separazione non risolviamo in questo momento i problemi degli italiani. Probabilmente il federalismo fiscale ci serve per rendere efficiente un sistema e una società: ma qual è il modello di società che vogliamo? Noi, come Partito Democratico, proponiamo un modello di società solidale, un nuovo modello di coesione sociale che non si può ottenere separando in diversi pezzi il Paese o frammentandolo ulteriormente o creando nuove individualità. Questo progetto lo si realizza piuttosto aiutando il Paese a stare insieme, imprenditori, enti locali, famiglie: tutti elementi che la manovra, invece, colpisce, spezzando ulteriormente una società in qualche modo già impaurita, già frammentata. Non aiuta a tenere insieme il Paese: c'è bisogno di unire, mentre voi dividete.

La manovra rischia di colpire proprio la classe media, che tende ad assottigliarsi sempre di più. Ciò significa che da una parte aumentano i ricchi e dall'altra aumentano i poveri, con ciò finendo per far scomparire in parte una classe che negli anni passati ha garantito - e io auspico che possa continuare a farlo anche negli anni futuri - il benessere del nostro Paese.

Il modello di società che il Partito Democratico propone necessita di uno Stato sicuramente più responsabile ed efficiente, di un'economia sociale e di mercato, mentre voi proponete di eliminare l'articolo 41, l'unico articolo della Costituzione in cui viene in qualche modo garantita l'impresa sociale e l'utilità sociale dell'impresa, lasciando così intoccate le inefficienze. C'è bisogno di un maggiore welfare per far confluire risorse ed energie pubbliche e private, mentre voi pensate di colpire in modo più netto invalidi e pensionati. Insomma, c'è bisogno di una società più giusta, mentre voi rispondete colpendo la classe media.

Ritengo che la manovra finanziaria da voi presentata, dove non è dato scorgere alcuna visione del bene comune né alcun pensiero nuovo, nel suo complesso non offra alcun genere di speranza. È una manovra gretta nella sua tendenza, nella sua tensione a pervenire al pareggio di bilancio. Manca uno sguardo lungo, manca quel coraggio politico che poteva in parte riaccendere la speranza degli italiani: una speranza che voi, con il voto di fiducia che ci attende, finite con il negare definitivamente, per i prossimi mesi e i prossimi anni.

 

 
Occorre un nuovo patto sociale: il Premier e il suo inadeguato Governo si facciano da parte.
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Stamani,per le vie di una Roma "blindata", ho raccolto le ansie e le paure dei disabili minacciati da questa manovra, timorosi per il proprio futuro e preoccupati di essere via via più abbandonati dallo Stato; ho visto la rabbia degli Aquilani traditi nella speranza di una vita normale, a lungo promessa e mai arrivata.

Un pezzo di un'Italia sempre più lasciata a se stessa. E tutto questo mentre il Premier si occupa di intercettazioni e i suoi deputati non trovano di meglio da fare che prendere a pugni i colleghi dell’opposizione.

Il nostro è un Paese che sta camminando bendato e a capo chino lungo un pericoloso piano inclinato. Serve cambiare velocemente rotta, occorre riprendere un percorso di crescita sana e solidale. Berlusconi con le sue fanfaronate e il suo Governo devono ammettere l’inadeguatezza, dimettersi e lasciare spazio a una fase di unità nazionale per "rifondare" il Paese e creare un nuovo patto sociale.

Ormai ne va della credibilità di tutta la politica e delle Istituzioni democratiche.
 
Dal seminario di oggi un pensiero nuovo per l'Europa.
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In merito al seminario dal titolo "L'Italia in Europa e nel mondo: dove eravamo, dove saremo",promosso dal Centro Studi e dal Forum Esteri del PD, che si svolgerà oggi, 2 luglioa Montecitorio, ritengo importante che finalmente si torni a parlare del ruolo dell'Italia nei delicati processi di globalizzazione in atto e dei rapporti fra Italia ed Europa proprio in un tempo in cui l'idea di un governo politico europeo sembra indebolirsi sotto la spinta di una preoccupazione tutta economica riguardo alla tenuta dell'euro e dei singoli Paesi.
In un momento politico nel quale siamo forse troppo ripiegati a discutere di federalismo, allargare la visione del Partito democratico su una nuova politica di coesione sociale e di sviluppo può costituire una rilevante novità e garantire un respiro più ampio a una politica che rischia di ridursi solo a un mero tecnicismo economico.
È fondamentale ribadire l'auspicio che questo seminario possa rappresentare l'inizio anche di un pensiero nuovo del PD sulla società e che non segni invece la tentazione di ricondurre il partito agli schemi precostituiti della socialdemocrazia europea, che impedirebbe lo sviluppo di qualsiasi nuovo modello culturale e sociale e ci riporterebbe dentro un recinto identitario, superato dalla storia e per giunta anche minoritario nel consenso.
 
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